Buone vacanze da Azione Sociale - le attività riprendono il 25 Agosto -
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Anonimo
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IL DESTINO DI UN COGNOME: ALESSANDRA MUSSOLINI di Nicola Parente
La Mussolini, in polemica con Bossi, ha diffuso a Montecitorio qualche nota dell'inno d'Italia, avvalendosi di un piccolo registratore. E' l'ennesima boutade di una malata di protagonismo. Una delle più ridicole consistette nella formazione di un Governo-penombra che si dimostrò essere una bufala totale. Alessandra, delusa dal fatto di non essersi accaparrata almeno una poltroncina da sottosegretario, annunciò, in concorrenza con Veltroni, la formazione del suo governo-penombra, pieno di bei nomi, da Mario Monti a Santo Versace. Presidente penombra, chiaramente, Alessandra Mussolini: peccato che non contattò nessuno degli interessanti e fioccarono le smentite, coprendo di ridicolo la grottesca iniziativa. Dopodiché, la Mussolini è incappata nell'esilarante episodio della "piccionaia". In pratica, le viene assegnato nell'aula di Montecitorio un posto nella parte alta, un po' scomodo, nelle ultime file (c.d. piccionaia, nel gergo parlamentare). Alessandra anzichè protestare, come avrebbe dovuto, con il suo capogruppo, se la prende col Presidente di turno, alzando una gazzarra da vaiassa, per poi arrivare (massimo del ridicolo) a minacciare di non votare a favore del Governo, adducendo come scusa che non avrebbe potuto vedere bene le indicazioni del capogruppo a causa della ridotta visibilità dai posti in piccionaia.
Tutto questo, dopo essersi riciclata nel PDL, unica scelta possibile dopo la debacle del cartello elettorale Alternativa Sociale (che raggiunse percentuali da profitto telefonico) e la conseguente grama esistenza passata dalla sua minuscola formazione politica.
Di Mussolini capaci, in politica, ce n'è stato uno solo. Quanto ad Alessandra, possiamo ammirarne il topless nel film "Noi uomini duri" con Pozzetto e Montesano.
E' nata una corrente all'interno della Destra anti-pdL,costituita da ex fiammisti e ex as o ag..Anche il fronte è confluito nella destra,diamo un contributo al più grande partito di destra!
Che cosa significa nella collocazione dei deputati nel Parlamento, la distinzione in partiti di “centro destra”, di “centro sinistra”, quando tutti hanno in comune il denominatore «liberismo”? “Destre” e “sinistre” cioè, anche ideologicamente, partono dallo stesso presupposto, considerano la società dallo stesso angolo visuale: quello del liberismo. […] In entrambe le soluzioni il lavoratore è sempre un salariato, un servo, e non può che inchinarsi al volere del capitalista individuo o del capitalista stato. I moderati, i prudenti, gli arrivisti e i pentiti qualche tempo fa hanno voluto ripudiare e rinnegare tutto, fino ad arrivare a dichiararsi liberali in politica e liberisti in economia. Oggi con il crollo dei regimi marxisti questa fuorviante contrapposizione non esiste più, nella forma e nella sostanza. Tutto si è semplificato. Il liberismo non ha più quelle che venivano definite due facce di una stessa medaglia. Ha una faccia sola, e sta a destra. Poiché quella finta e strumentale «sinistra», che poi tale non era, che si identificava nel socialismo reale e nel liberismo di stato non esiste più. È finalmente tramontato un drammatico equivoco che è andato avanti per anni ed anni e che ha ingannato e tradito milioni di lavoratori. Liberismo individuale e di stato hanno sempre colluso. Non a caso insieme hanno combattuto l’ultima guerra mondiale contro chi il liberismo voleva abbattere. Ed anche questo noi lo abbiamo dimenticato. Da una parte i conservatori, i riformisti o gli pseudo riformisti; dall’altra chi vuole veramente cambiare. Non esistono vie di mezzo o compromessi. O da una parte e nel mucchio, o dall’altra. Noi la nostra scelta l’abbiamo fatta da sempre, non abbiamo niente da rinnegare o da rivedere. Siamo nella più perfetta continuità storica, ideale e sociale. Una destra esiste, nella tradizione storica del nostro Paese, ed è liberale. Quella che non esiste, invece, è una tradizione di socialismo nazionale auspicata da molti. Un socialismo nazionale che sappia coniugare il sociale con il nazionale. E lo crediamo fermamente perché, nel momento in cui si calpesta ogni senso di solidarietà verso i più poveri e i più deboli; in cui vincono l’usura e l’egoismo più sfrenati; in cui trionfa e dilaga un liberismo cinico e distruttore; in cui consumismo, libero mercato e americanismo calpestano e distruggono identità e dignità nazionale; in cui le distanze tra i ricchi e i poveri si allungano spaventosamente sia necessario che qualcuno si ricordi delle radici e della memoria storica. Ciò lo si fa collocandosi, appunto, in un filone come già detto di socialismo nazionale . In una continuità culturale, ideale e sociale che ci appartiene e che non abbiamo alcuna intenzione di rinnegare. L’Italia e l’Europa non esistono più. C’è uno spazio geografico, un magma indefinito chiamato occidente. E come punto di riferimento è il modello americano. Talmente bello ed affascinante che anche l’ex candidato premier del centrosinistra ne è un estasiato cantore. Come d’altronde il premier del centrodestra. E noi che diciamo? Ci accodiamo a questa visione messianica? Viva il dio danaro, viva l’uomo economico, viva il libero mercato che fa emergere i veri valori fondanti di un vivere comunitario. Non più Nazione ma appendice geografica, occidente appunto. Non più cultura, ma libero mercato. Adeguiamoci al pensiero unico di questo occidente che tollera tutto ma non rispetta nulla. Adeguiamoci al pensiero unico di questo occidente in cui niente ha più valore, ma tutto quanto ha un enorme prezzo da pagare. Ci proponiamo come “truppe di riserva” per l’uomo di Arcore, per poter portare avanti il progetto del pensiero unico. Quello vero. Quello che ci sta portando alla rovina economica e morale. Dove sta la nostra identità, dove è finito quel progetto di Stato Nazionale del Lavoro? Nel pensiero unico, nell’americanismo, nel PDL? Prenderne coscienza sarebbe cominciare a rivedere le stelle. Certo non si può stare nel campo “ liberal-conservatore”. Certo occorre dire se vogliamo alzare altri recinti per difendere il nostro orticello , od invece vogliamo abbattere gli ultimi steccati e mettere in libertà la nostra storia, le nostre radici, per riprendere un discorso interrotto da troppo tempo Noi riteniamo che occorra ricomporre le scissioni del passato. C’è bisogno di opposizione. Il liberismo italiano, incapace di svolgere normalmente il suo ruolo imprenditoriale, mendicante delle cospicue elemosine di Stato, che crea una classe parassitaria, tenta speculazioni errate, il cui costo viene ribaltato sulle spalle dei lavoratori italiani, con la complicità di organizzazioni sindacali che hanno rinunciato al loro ruolo, ma che in compenso gestiscono i fondi pensione. Ed allora qui occorre riprendere coscienza delle nostre origini, fare proprio il disagio crescente nella società civile. Occorre tornare a dare dignità al lavoro. In termini paritari rispetto al capitale. In un momento in cui dilaga il “lavoro interinale”, cioè l’uomo dato in affitto come fosse un utensile un mezzo di produzione e non un soggetto attivo della stessa produzione con le sue capacità di inventiva, di immaginazione, di professionalità. Il modello occidentale valuta l’uomo, il lavoratore come un semplice costo. Da abbattere. E quando il lavoro interinale non è sufficiente si può sempre ricorrere alla “delocalizzazione”. Quest’ultimo, termine neutro, per nascondere lo smantellamento di unità produttive ed il loro trasferimento sempre più ad est. Dove il “costo del lavoro” è sempre più basso. Parlando del lavoro, dell’organizzazione industriale, della composizione del salario, della sicurezza sui luoghi di lavoro, sull’impatto sociale ricadente sul territorio, tutto questo stato di cose cosa comporti è sotto gli occhi di tutti noi. Da una parte un liberismo finanziario che tende soltanto al massimo profitto e che trova acquiescenza nel potere politico. In questo stato di cose andrà posizionata la proposta di tornare a parlare di partecipazione attiva dei lavoratori (operai, tecnici, dirigenti) alla vita dell’azienda in cui operano. Il bastone del comando non può essere lasciato al solo capitale. Il quale come ben sappiamo non ha né patria né bandiera e corre là dove il profitto è maggiore. Occorre tutelarci. I nostri territori, le nostre famiglie. Occorre ripristinare un principio di partecipazione attiva. In un momento in cui si cerca di togliere ogni possibilità di scelta, in un momento di falsa democrazia, in cui si chiamano gli elettori a decidere sulle sorti del governo nazionale (negandogli poi in realtà la possibilità di individuare i delegati in quanto scelti dalle segreterie politiche) dobbiamo rivendicare il diritto al “governo” del nostro lavoro, del nostro reale futuro. Dobbiamo avere noi tutti, nelle nostre mani, con responsabilità, lo strumento che non ci faccia soccombere di fronte al mostro liberista. Occorrerà sancire il principio che quando unità produttive, data la loro dimensione, hanno un impatto sul tessuto sociale del territorio in cui operano, vanno sottratte ad una logica di liberismo privatistico e ricondotte in una logica di interesse collettivo. In ogni azienda le rappresentanze dei tecnici e degli operai coopereranno attivamente - attraverso una conoscenza diretta della gestione - all’equa fissazione dei salari, nonché all’equa ripartizione degli utili tra il fondo di riserva, il frutto al capitale azionario e la partecipazione agli utili stessi per parte dei lavoratori. In alcune imprese ciò potrà avvenire trasformando i Consigli di fabbrica e i Consigli di amministrazione in Consigli di Gestione con la partecipazione di tecnici ed operai. In altre ancora in forma di cooperativa. Si realizza così la socializzazione delle imprese, per poter poi socializzare l’intera economia e, quindi, socializzare lo Stato, che é la formula che si pone in netta antitesi alla attuale burocratizzazione centralista della macchina statuale in tutte le sue strutture e diramazioni. Base dello Stato, dunque, e suo oggetto primario é il lavoro manuale, tecnico, intellettuale, in ogni sua manifestazione ed espressione e inteso quale diritto-dovere del cittadino al quale, come concreto riconoscimento di sovranità, deve essere attribuita la proprietà effettiva della moneta della quale dovrà beneficiare direttamente mediante un codice dei redditi sociali; la proprietà privata, frutto del lavoro e del risparmio individuale, integrazione della personalità umana, é garantita dallo Stato. Essa non deve però diventare disintegratrice della personalità fisica e morale di altri uomini, attraverso l’usura o lo sfruttamento del loro lavoro. Quello della casa non é soltanto un diritto di proprietà, ma deve essere riconosciuto soprattutto come un diritto alla proprietà. Lo Stato iscrive nel suo programma la creazione di un Ente Nazionale che , allo scopo di agevolare l’acquisto della prima casa da parte delle famiglie italiane, istituisce un fondo sociale con lo scopo specifico di rendere attuabile, attraverso norme semplici, ferree e automatiche ( cioe’ non soggette al vaglio interessato di alcuno), l’acquisto stesso. Il fondo è generato dall’aumento della tassazione per banche ed assicurazioni, nonche’ dalla revisione delle aliquote per i grandi depositi azionari e in titoli -ad es superiore al milione di euro-Il gettito assicurato in un anno sara’ dell’ordine di 4-5 miliardi di € somma con la quale avviare l’azione del fondo stesso. Si pone un tetto dell’ordine di 150mila€ per ciascuna unita’ immobiliare e tale finanziamento sara’ fruibile una sola volta nella vita. Il prestito, vincolato da ipoteca come un normalissimo mutuo, sara’ restituito con il pagamento di una rata pari al 20% dell’importo del reddito del contraente ( es .stipendio 1000€= rata mensile € 200). Il finanziamento sara’ gravato da un tasso d’interesse pari al 2% che servira’ per una parte -minima- a sostenere le spese di organizzazione e di struttura del fondo stesso e creera’ una crescente disponibilita’ finanziaria che gli amministratori del fondo dovranno utilizzare in toto per promuovere opere di edilizia popolare da destinare all’affitto o alla vendita in parti eguali. Per ovviare agli altissimi costi di gestione cui si andrebbe incontro e per evitare che ci possano essere “magheggi” per favorire amici e parenti, propongo che l’attivita’ del fondo si esplichi integralmente on line , cioe’ con la creazione di un sito sul quale compilare tutti i moduli e le notizie in modo dettagliato al fine di poter giungere alla definizione della pratica in modo automatico ed asettico. Il tutto sara’ coordinato da una sede nazionale che predisporra’ materialmente l’erogazione. La proprieta’ sara’ trasferibile ai figli o a terzi e le eventuali plusvalenze saranno tassate in misura del 50%. ( dette plusvalenze andranno sempre a ricadere nel patrimonio del fondo). Nel caso si intenda recedere dal finanziamento si lascia un tempo di 6 mesi per promuovere da parte dell’intestatario la vendita dell’immobile e, al momento del passaggio della proprieta’, il fondo sara’ automaticamente rimborsato delle somme erogate senza costi aggiuntivi. Si prevede, inoltre, la possibilita’ di sospendere il pagamento delle rate dovute per un periodo pari a 12 mesi nel caso di perdita del lavoro o di ulteriori cause documentate che impediscano ad una famiglia di proseguire con il rimborso. E’ nella finalita’ del fondo lo scopo ulteriore di promuovere la nascita di piccole imprese favorendo i giovani e le capacita’ individuali, destiando a questo scopo le somme percepite dalla locazione dei locali di natura commerciale di cui il fondo diverra’ proprietario. Sara’ necessario predisporre una “graduatoria” con punteggi che diano una via preferenziale ad anziani, disabili e giovani coppie . Tale graduatoria non dovrà essere manipolabile. E’ altresi’ auspicabile che i gestori del fondo siano per contratto sottoposti ad una accurata analisi patrimoniale annuale -estesa anche ai loro familiari- e, in caso di arricchimenti sospetti e non giustificabili ne sia decretato l’immediato licenziamento e la confisca di tutti i beni posseduti. E’ compito dello Stato proteggere la popolazione economicamente piu’ fragile dalle speculazioni operate dal libero mercato . A tal fine si demanda allo Stato il compito di regolare i prezzi dei beni di prima necessita’ ( pane, alimenti, benzina, medicinali ) attraverso l’imposizione di un prezzo di stato cui tutti gli operatori economici sono obbligati ad adeguarsi. La concorrenza deve esistere sui beni di lusso e non sui beni primari! Si propone, inoltre, la possibilita’ di detrarre dall’imponibile dichiarato una quota pari al 20% relativa all’acquisto dei beni di prima necessita’. La scuola di ogni ordine e grado, dalla materna all’università, deve tornare ad essere la struttura portante della società nazionale proiettata verso il terzo millennio in una prospettiva europea e pertanto essa, nei contenuti e negli ordinamenti, dovrà risultare funzionale ad un disegno politico che si deve realizzare attraverso una istituzione educativa che stimoli e favorisca la partecipazione attiva e propositiva di tutte le componenti scolastiche e delle categorie professionali interessate, secondo ruoli e funzioni ben definite. Lo Stato dovrà promuovere e garantire, anche attraverso un adeguato sostegno economico, lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnologica nonché la tutela del paesaggio, dell’ambiente e del patrimonio storico e artistico della Nazione. La tutela della salute dei cittadini dovrà essere compito primario dello Stato e delle strutture a questo compito demandate. Il popolo deve essere curato ed assistito in maniera sostenibile, mettendo fine alla speculazione sulla sanita’ che arricchisce il sistema che uccide il cittadino. Si necessita di riscrizione dell’elenco dei farmaci salvavita aggiungendo la categoria di quelli utili per la cura delle malattie rare e genetiche. Modificazione della dicitura “aborto terapeutico” con “aborto”. Si necessita , inoltre, di una revisione totale del sistema e delle leggi sanitarie, ritornando ad una sanita’ per l’uomo e non per i dirigenti di azienda, che riconosca anche le terapie mediche non conformi. Gli immigrati - il cui numero dovrà essere rigidamente programmato anche allo scopo di garantire loro adeguata protezione sociale e condizioni dignitose di vita - al momento della concessione del visto di ingresso, dovranno essere sottoposti a visita medica per accertarne lo stato di salute, onde evitare che siano portatori delle malattie endemiche tipiche dei loro paesi d’origine Fine essenziale della politica estera lo Stato dovrà essere l’unità, l’indipendenza, l’integrità territoriale della Patria nei termini marittimi ed alpini segnati dalla natura, dal sacrificio di sangue e dalla Storia. Tale politica si adopererà inoltre per la concreta realizzazione di una Comunità europea con la federazione di tutte le nazioni che accettino i seguenti principi fondamentali: a) rifiuto della subordinazione della grande cultura europea alle subculture disumanizzanti: utilitarismo; economicismo; materialismo positivistico; materialismo dialettico; plutocratismo; clericalismo. b) ripudio della politica e della logica del mondialismo; c) rivendicazione dell’autonomia politica e militare dell’Europa come nazione cosciente della sua missione storica. Con questo preambolo si intende porre le basi per la creazione dello Stato nazionale del lavoro, sia come integrazione nelle istituzioni delle specifiche competenze tecnico-artistico-professionali, sia come riconoscimento del valore dell’umanesimo del lavoro, della scienza, della tecnica e della cultura. d)superamento delle limitazioni all’autonomia di governo imposte all’Italia all’indomani della sottoscrizione del trattato di resa agli anglo-americani. e) abolizione del finanziamento pubblico alle organizzazioni sindacali e applicazione dell’articolo costituzionale inerente alal registrazione dei sindacati stessi. PUNTI CARDINE: Essere il riferimento di una nuova via politica, allargando l’orizzonte a tutte le forze sociali del paese ed a quelle che hanno voglia di un vero cambiamento. Svolta anti-liberal capitalista del partito. Nessun accordo elettorale con il PDL a livello nazionale. Studio di una nuova politica interna ed estera per lo Stato italiano. La Destra come partito contro ogni tipo di casta. La Destra come partito dei lavoratori italiani La Destra come partito nazionale italiano che veda al cambiamento dell’Europa prendendo contatto con le realtà europea di destra sociale. Avviamento di uno studio di programma politico sociale per un nuovo concetto di Stato. La Destra come partito della legalità, della giustizia, dell’ordine sociale, della solidarietà nazionale e del bene collettivo. La Destra contro la globalizzazione, contro il Trattato di Lisbona e questa UE, contro l’usura, contro la massoneria, contro ogni tipo di criminalità organizzata e contro il liberismo. BLOCCO SOCIALE NAZIONALE
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IL DESTINO DI UN COGNOME: ALESSANDRA MUSSOLINI
di Nicola Parente
La Mussolini, in polemica con Bossi, ha diffuso a Montecitorio qualche nota dell'inno d'Italia, avvalendosi di un piccolo registratore.
E' l'ennesima boutade di una malata di protagonismo.
Una delle più ridicole consistette nella formazione di un Governo-penombra che si dimostrò essere una bufala totale. Alessandra, delusa dal fatto di non essersi accaparrata almeno una poltroncina da sottosegretario, annunciò, in concorrenza con Veltroni, la formazione del suo governo-penombra, pieno di bei nomi, da Mario Monti a Santo Versace. Presidente penombra, chiaramente, Alessandra Mussolini: peccato che non contattò nessuno degli interessanti e fioccarono le smentite, coprendo di ridicolo la grottesca iniziativa.
Dopodiché, la Mussolini è incappata nell'esilarante episodio della "piccionaia". In pratica, le viene assegnato nell'aula di Montecitorio un posto nella parte alta, un po' scomodo, nelle ultime file (c.d. piccionaia, nel gergo parlamentare). Alessandra anzichè protestare, come avrebbe dovuto, con il suo capogruppo, se la prende col Presidente di turno, alzando una gazzarra da vaiassa, per poi arrivare (massimo del ridicolo) a minacciare di non votare a favore del Governo, adducendo come scusa che non avrebbe potuto vedere bene le indicazioni del capogruppo a causa della ridotta visibilità dai posti in piccionaia.
Tutto questo, dopo essersi riciclata nel PDL, unica scelta possibile dopo la debacle del cartello elettorale Alternativa Sociale (che raggiunse percentuali da profitto telefonico) e la conseguente grama esistenza passata dalla sua minuscola formazione politica.
Di Mussolini capaci, in politica, ce n'è stato uno solo.
Quanto ad Alessandra, possiamo ammirarne il topless nel film "Noi uomini duri" con Pozzetto e Montesano.
http://www.repubblica.it/news/ired/u...ml?ref=hpsbdx2
http://www.corriere.it/politica/08_m...4f486ba6.shtml
E' nata una corrente all'interno della Destra anti-pdL,costituita da ex fiammisti e ex as o ag..Anche il fronte è confluito nella destra,diamo un contributo al più grande partito di destra!
http://bloccosocialenazionale.blogspot.com/
Che cosa significa nella collocazione dei deputati nel Parlamento, la distinzione in partiti di “centro destra”, di “centro sinistra”, quando tutti hanno in comune il denominatore «liberismo”? “Destre” e “sinistre” cioè, anche ideologicamente, partono dallo stesso presupposto, considerano la società dallo stesso angolo visuale: quello del liberismo. […] In entrambe le soluzioni il lavoratore è sempre un salariato, un servo, e non può che inchinarsi al volere del capitalista individuo o del capitalista stato.
I moderati, i prudenti, gli arrivisti e i pentiti qualche tempo fa hanno voluto ripudiare e rinnegare tutto, fino ad arrivare a dichiararsi liberali in politica e liberisti in economia. Oggi con il crollo dei regimi marxisti questa fuorviante contrapposizione non esiste più, nella forma e nella sostanza. Tutto si è semplificato. Il liberismo non ha più quelle che venivano definite due facce di una stessa medaglia. Ha una faccia sola, e sta a destra. Poiché quella finta e strumentale «sinistra», che poi tale non era, che si identificava nel socialismo reale e nel liberismo di stato non esiste più.
È finalmente tramontato un drammatico equivoco che è andato avanti per anni ed anni e che ha ingannato e tradito milioni di lavoratori. Liberismo individuale e di stato hanno sempre colluso. Non a caso insieme hanno combattuto l’ultima guerra mondiale contro chi il liberismo voleva abbattere. Ed anche questo noi lo abbiamo dimenticato.
Da una parte i conservatori, i riformisti o gli pseudo riformisti; dall’altra chi vuole veramente cambiare. Non esistono vie di mezzo o compromessi. O da una parte e nel mucchio, o dall’altra.
Noi la nostra scelta l’abbiamo fatta da sempre, non abbiamo niente da rinnegare o da rivedere. Siamo nella più perfetta continuità storica, ideale e sociale. Una destra esiste, nella tradizione storica del nostro Paese, ed è liberale. Quella che non esiste, invece, è una tradizione di socialismo nazionale auspicata da molti. Un socialismo nazionale che sappia coniugare il sociale con il nazionale. E lo crediamo fermamente perché, nel momento in cui si calpesta ogni senso di solidarietà verso i più poveri e i più deboli; in cui vincono l’usura e l’egoismo più sfrenati; in cui trionfa e dilaga un liberismo cinico e distruttore; in cui consumismo, libero mercato e americanismo calpestano e distruggono identità e dignità nazionale; in cui le distanze tra i ricchi e i poveri si allungano spaventosamente sia necessario che qualcuno si ricordi delle radici e della memoria storica. Ciò lo si fa collocandosi, appunto, in un filone come già detto di socialismo nazionale . In una continuità culturale, ideale e sociale che ci appartiene e che non abbiamo alcuna intenzione di rinnegare. L’Italia e l’Europa non esistono più. C’è uno spazio geografico, un magma indefinito chiamato occidente. E come punto di riferimento è il modello americano. Talmente bello ed affascinante che anche l’ex candidato premier del centrosinistra ne è un estasiato cantore. Come d’altronde il premier del centrodestra. E noi che diciamo? Ci accodiamo a questa visione messianica? Viva il dio danaro, viva l’uomo economico, viva il libero mercato che fa emergere i veri valori fondanti di un vivere comunitario. Non più Nazione ma appendice geografica, occidente appunto. Non più cultura, ma libero mercato. Adeguiamoci al pensiero unico di questo occidente che tollera tutto ma non rispetta nulla. Adeguiamoci al pensiero unico di questo occidente in cui niente ha più valore, ma tutto quanto ha un enorme prezzo da pagare.
Ci proponiamo come “truppe di riserva” per l’uomo di Arcore, per poter portare avanti il progetto del pensiero unico. Quello vero. Quello che ci sta portando alla rovina economica e morale.
Dove sta la nostra identità, dove è finito quel progetto di Stato Nazionale del Lavoro?
Nel pensiero unico, nell’americanismo, nel PDL? Prenderne coscienza sarebbe cominciare a rivedere le stelle.
Certo non si può stare nel campo “ liberal-conservatore”. Certo occorre dire se vogliamo alzare altri recinti per difendere il nostro orticello , od invece vogliamo abbattere gli ultimi steccati e mettere in libertà la nostra storia, le nostre radici, per riprendere un discorso interrotto da troppo tempo Noi riteniamo che occorra ricomporre le scissioni del passato.
C’è bisogno di opposizione. Il liberismo italiano, incapace di svolgere normalmente il suo ruolo imprenditoriale, mendicante delle cospicue elemosine di Stato, che crea una classe parassitaria, tenta speculazioni errate, il cui costo viene ribaltato sulle spalle dei lavoratori italiani, con la complicità di organizzazioni sindacali che hanno rinunciato al loro ruolo, ma che in compenso gestiscono i fondi pensione.
Ed allora qui occorre riprendere coscienza delle nostre origini, fare proprio il disagio crescente nella società civile. Occorre tornare a dare dignità al lavoro. In termini paritari rispetto al capitale. In un momento in cui dilaga il “lavoro interinale”, cioè l’uomo dato in affitto come fosse un utensile un mezzo di produzione e non un soggetto attivo della stessa produzione con le sue capacità di inventiva, di immaginazione, di professionalità. Il modello occidentale valuta l’uomo, il lavoratore come un semplice costo. Da abbattere. E quando il lavoro interinale non è sufficiente si può sempre ricorrere alla “delocalizzazione”. Quest’ultimo, termine neutro, per nascondere lo smantellamento di unità produttive ed il loro trasferimento sempre più ad est. Dove il “costo del lavoro” è sempre più basso.
Parlando del lavoro, dell’organizzazione industriale, della composizione del salario, della sicurezza sui luoghi di lavoro, sull’impatto sociale ricadente sul territorio, tutto questo stato di cose cosa comporti è sotto gli occhi di tutti noi.
Da una parte un liberismo finanziario che tende soltanto al massimo profitto e che trova acquiescenza nel potere politico.
In questo stato di cose andrà posizionata la proposta di tornare a parlare di partecipazione attiva dei lavoratori (operai, tecnici, dirigenti) alla vita dell’azienda in cui operano. Il bastone del comando non può essere lasciato al solo capitale. Il quale come ben sappiamo non ha né patria né bandiera e corre là dove il profitto è maggiore. Occorre tutelarci. I nostri territori, le nostre famiglie. Occorre ripristinare un principio di partecipazione attiva. In un momento in cui si cerca di togliere ogni possibilità di scelta, in un momento di falsa democrazia, in cui si chiamano gli elettori a decidere sulle sorti del governo nazionale (negandogli poi in realtà la possibilità di individuare i delegati in quanto scelti dalle segreterie politiche) dobbiamo rivendicare il diritto al “governo” del nostro lavoro, del nostro reale futuro. Dobbiamo avere noi tutti, nelle nostre mani, con responsabilità, lo strumento che non ci faccia soccombere di fronte al mostro liberista.
Occorrerà sancire il principio che quando unità produttive, data la loro dimensione, hanno un impatto sul tessuto sociale del territorio in cui operano, vanno sottratte ad una logica di liberismo privatistico e ricondotte in una logica di interesse collettivo.
In ogni azienda le rappresentanze dei tecnici e degli operai coopereranno attivamente - attraverso una conoscenza diretta della gestione - all’equa fissazione dei salari, nonché all’equa ripartizione degli utili tra il fondo di riserva, il frutto al capitale azionario e la partecipazione agli utili stessi per parte dei lavoratori. In alcune imprese ciò potrà avvenire trasformando i Consigli di fabbrica e i Consigli di amministrazione in Consigli di Gestione con la partecipazione di tecnici ed operai. In altre ancora in forma di cooperativa. Si realizza così la socializzazione delle imprese, per poter poi socializzare l’intera economia e, quindi, socializzare lo Stato, che é la formula che si pone in netta antitesi alla attuale burocratizzazione centralista della macchina statuale in tutte le sue strutture e diramazioni.
Base dello Stato, dunque, e suo oggetto primario é il lavoro manuale, tecnico, intellettuale, in ogni sua manifestazione ed espressione e inteso quale diritto-dovere del cittadino al quale, come concreto riconoscimento di sovranità, deve essere attribuita la proprietà effettiva della moneta della quale dovrà beneficiare direttamente mediante un codice dei redditi sociali; la proprietà privata, frutto del lavoro e del risparmio individuale, integrazione della personalità umana, é garantita dallo Stato. Essa non deve però diventare disintegratrice della personalità fisica e morale di altri uomini, attraverso l’usura o lo sfruttamento del loro lavoro.
Quello della casa non é soltanto un diritto di proprietà, ma deve essere riconosciuto soprattutto come un diritto alla proprietà. Lo Stato iscrive nel suo programma la creazione di un Ente Nazionale che , allo scopo di agevolare l’acquisto della prima casa da parte delle famiglie italiane, istituisce un fondo sociale con lo scopo specifico di rendere attuabile, attraverso norme semplici, ferree e automatiche ( cioe’ non soggette al vaglio interessato di alcuno), l’acquisto stesso. Il fondo è generato dall’aumento della tassazione per banche ed assicurazioni, nonche’ dalla revisione delle aliquote per i grandi depositi azionari e in titoli -ad es superiore al milione di euro-Il gettito assicurato in un anno sara’ dell’ordine di 4-5 miliardi di € somma con la quale avviare l’azione del fondo stesso. Si pone un tetto dell’ordine di 150mila€ per ciascuna unita’ immobiliare e tale finanziamento sara’ fruibile una sola volta nella vita. Il prestito, vincolato da ipoteca come un normalissimo mutuo, sara’ restituito con il pagamento di una rata pari al 20% dell’importo del reddito del contraente ( es .stipendio 1000€= rata mensile € 200). Il finanziamento sara’ gravato da un tasso d’interesse pari al 2% che servira’ per una parte -minima- a sostenere le spese di organizzazione e di struttura del fondo stesso e creera’ una crescente disponibilita’ finanziaria che gli amministratori del fondo dovranno utilizzare in toto per promuovere opere di edilizia popolare da destinare all’affitto o alla vendita in parti eguali. Per ovviare agli altissimi costi di gestione cui si andrebbe incontro e per evitare che ci possano essere “magheggi” per favorire amici e parenti, propongo che l’attivita’ del fondo si esplichi integralmente on line , cioe’ con la creazione di un sito sul quale compilare tutti i moduli e le notizie in modo dettagliato al fine di poter giungere alla definizione della pratica in modo automatico ed asettico. Il tutto sara’ coordinato da una sede nazionale che predisporra’ materialmente l’erogazione. La proprieta’ sara’ trasferibile ai figli o a terzi e le eventuali plusvalenze saranno tassate in misura del 50%. ( dette plusvalenze andranno sempre a ricadere nel patrimonio del fondo). Nel caso si intenda recedere dal finanziamento si lascia un tempo di 6 mesi per promuovere da parte dell’intestatario la vendita dell’immobile e, al momento del passaggio della proprieta’, il fondo sara’ automaticamente rimborsato delle somme erogate senza costi aggiuntivi.
Si prevede, inoltre, la possibilita’ di sospendere il pagamento delle rate dovute per un periodo pari a 12 mesi nel caso di perdita del lavoro o di ulteriori cause documentate che impediscano ad una famiglia di proseguire con il rimborso. E’ nella finalita’ del fondo lo scopo ulteriore di promuovere la nascita di piccole imprese favorendo i giovani e le capacita’ individuali, destiando a questo scopo le somme percepite dalla locazione dei locali di natura commerciale di cui il fondo diverra’ proprietario.
Sara’ necessario predisporre una “graduatoria” con punteggi che diano una via preferenziale ad anziani, disabili e giovani coppie . Tale graduatoria non dovrà essere manipolabile. E’ altresi’ auspicabile che i gestori del fondo siano per contratto sottoposti ad una accurata analisi patrimoniale annuale -estesa anche ai loro familiari- e, in caso di arricchimenti sospetti e non giustificabili ne sia decretato l’immediato licenziamento e la confisca di tutti i beni posseduti.
E’ compito dello Stato proteggere la popolazione economicamente piu’ fragile dalle speculazioni operate dal libero mercato . A tal fine si demanda allo Stato il compito di regolare i prezzi dei beni di prima necessita’ ( pane, alimenti, benzina, medicinali ) attraverso l’imposizione di un prezzo di stato cui tutti gli operatori economici sono obbligati ad adeguarsi. La concorrenza deve esistere sui beni di lusso e non sui beni primari! Si propone, inoltre, la possibilita’ di detrarre dall’imponibile dichiarato una quota pari al 20% relativa all’acquisto dei beni di prima necessita’.
La scuola di ogni ordine e grado, dalla materna all’università, deve tornare ad essere la struttura portante della società nazionale proiettata verso il terzo millennio in una prospettiva europea e pertanto essa, nei contenuti e negli ordinamenti, dovrà risultare funzionale ad un disegno politico che si deve realizzare attraverso una istituzione educativa che stimoli e favorisca la partecipazione attiva e propositiva di tutte le componenti scolastiche e delle categorie professionali interessate, secondo ruoli e funzioni ben definite.
Lo Stato dovrà promuovere e garantire, anche attraverso un adeguato sostegno economico, lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnologica nonché la tutela del paesaggio, dell’ambiente e del patrimonio storico e artistico della Nazione.
La tutela della salute dei cittadini dovrà essere compito primario dello Stato e delle strutture a questo compito demandate. Il popolo deve essere curato ed assistito in maniera sostenibile, mettendo fine alla speculazione sulla sanita’ che arricchisce il sistema che uccide il cittadino. Si necessita di riscrizione dell’elenco dei farmaci salvavita aggiungendo la categoria di quelli utili per la cura delle malattie rare e genetiche. Modificazione della dicitura “aborto terapeutico” con “aborto”. Si necessita , inoltre, di una revisione totale del sistema e delle leggi sanitarie, ritornando ad una sanita’ per l’uomo e non per i dirigenti di azienda, che riconosca anche le terapie mediche non conformi.
Gli immigrati - il cui numero dovrà essere rigidamente programmato anche allo scopo di garantire loro adeguata protezione sociale e condizioni dignitose di vita - al momento della concessione del visto di ingresso, dovranno essere sottoposti a visita medica per accertarne lo stato di salute, onde evitare che siano portatori delle malattie endemiche tipiche dei loro paesi d’origine
Fine essenziale della politica estera lo Stato dovrà essere l’unità, l’indipendenza, l’integrità territoriale della Patria nei termini marittimi ed alpini segnati dalla natura, dal sacrificio di sangue e dalla Storia. Tale politica si adopererà inoltre per la concreta realizzazione di una Comunità europea con la federazione di tutte le nazioni che accettino i seguenti principi fondamentali:
a) rifiuto della subordinazione della grande cultura europea alle subculture disumanizzanti: utilitarismo; economicismo; materialismo positivistico; materialismo dialettico; plutocratismo; clericalismo.
b) ripudio della politica e della logica del mondialismo;
c) rivendicazione dell’autonomia politica e militare dell’Europa come nazione cosciente della sua missione storica. Con questo preambolo si intende porre le basi per la creazione dello Stato nazionale del lavoro, sia come integrazione nelle istituzioni delle specifiche competenze tecnico-artistico-professionali, sia come riconoscimento del valore dell’umanesimo del lavoro, della scienza, della tecnica e della cultura.
d)superamento delle limitazioni all’autonomia di governo imposte all’Italia all’indomani della sottoscrizione del trattato di resa agli anglo-americani.
e) abolizione del finanziamento pubblico alle organizzazioni sindacali e applicazione dell’articolo costituzionale inerente alal registrazione dei sindacati stessi.
PUNTI CARDINE:
Essere il riferimento di una nuova via politica, allargando l’orizzonte a tutte le forze sociali del paese ed a quelle che hanno voglia di un vero cambiamento.
Svolta anti-liberal capitalista del partito.
Nessun accordo elettorale con il PDL a livello nazionale.
Studio di una nuova politica interna ed estera per lo Stato italiano.
La Destra come partito contro ogni tipo di casta.
La Destra come partito dei lavoratori italiani
La Destra come partito nazionale italiano che veda al cambiamento dell’Europa prendendo contatto con le realtà europea di destra sociale.
Avviamento di uno studio di programma politico sociale per un nuovo concetto di Stato.
La Destra come partito della legalità, della giustizia, dell’ordine sociale, della solidarietà nazionale e del bene collettivo.
La Destra contro la globalizzazione, contro il Trattato di Lisbona e questa UE, contro l’usura, contro la massoneria, contro ogni tipo di criminalità organizzata e contro il liberismo.
BLOCCO SOCIALE NAZIONALE
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